|
Oderzo, la geografia: collocazione, clima, i fiumi
Inserito nel cuore della pianura veneta, il territorio del comune di Oderzo, è prevalentemente pianeggiante essendo quasi interamente compreso tra i nove e i sedici m s.l.m.. A presentare le maggiori differenze di altitudine è la zona centrale, dove si estende il capoluogo, differenze un tempo più marcate, ed oggi meno significative a causa dei livellamenti avutisi nel corso dei secoli.
La zona è caratterizzata dal clima temperato tipico della pianura padano-veneta. Dal punto di vista legislativo il comune ricade nella Fascia Climatica E in quanto i Gradi giorno della città sono 2358. Questo significa che il limite massimo consentito per l'accensione dei riscaldamenti è di 14 ore giornaliere dal 15 novembre al 31 marzo.
Il territorio opitergino è attraversato dal Monticano, fiume che ha origine presso Vittorio Veneto e che confluisce nella Livenza nelle vicinanze di Motta di Livenza. Numerosi sono corsi d'acqua minori, naturali o artificiali, quali il Lia, la Peressina, la Fossa dei Negadi (in it. "annegati"), e il Navisego-Piavon. Quest'ultimo ha la particolarità di essere stato realizzato artificialmente in epoca romana sul letto di un antico ramo del Piave. L'abbondante presenza di acqua, anche nel sottosuolo, rende questa zona molto fertile e quindi atta all'agricoltura, ma soggetta allo stesso tempo a frequenti inondazioni, pericolo mitigato da un capillare sistema di argini: l'ultima alluvione disastrosa è stata quella celebre del 1966, che rese per anni la ferrovia inagibile. Con i rilevanti danni causati dal maltempo nei primi anni del XXI sec., la questione è tornata d'attualità: la notevole cementificazione degli anni ottanta-novanta ha infatti minato l'assetto idrogeologico dell'intero territorio.
|
La Storia
Oderzo nasce a metà strada tra i monti del Cansiglio e il Mare Adriatico attorno all'XI secolo a.C., ad opera degli antichi Veneti. La zona scelta per l'insediamento era fertile e strategicamente importante, perché servita da due fiumi, con sicure vie di commercio: il Monticano ed un ramo oggi inesistente del Piave.
Foro Romano, resti di un'antica villa romanaPacificamente inglobata nell'area d'influenza della Repubblica Romana, nel 49 a.C., grazie alla Lex de Gallia Cisalpina ottiene lo status di municipium. Raggiungerà il massimo splendore nel I-II secolo - si presume che a quell'epoca la città avesse circa 50.000 abitanti. L'importanza fu tale che all'epoca la Laguna di Venezia fu detta opitergina, ed i monti del Cansiglio Monti opitergini. Vari autori nominano la città; tra di essi: Tolomeo, Strabone, Plinio il Vecchio, Lucano, Tacito, Tito Livio e Quintiliano.
Da questo momento in poi, Oderzo è a pieno titolo parte Roma e partecipa della sua stessa sorte subendo per secoli le pesanti conseguenze delle invasioni barbariche e delle guerre tra Bizantini e Longobardi: inizierà a riprendersi molto lentamente soltanto dopo l'anno 1000, pure senza mai tornare agli antichi fasti.
Viene contesa dalle grandi famiglie feudali della zona, in particolar modo da Camino, Collalto e Scaligeri, fino a quando nel 1380 il passa sotto il controllo della Repubblica di Venezia. Questo durerà pressoché ininterrottamente fino all'arrivo di Napoleone (1797). La città diventa quindi austriaca nel 1815 e italiana nel 1866. In questo periodo la città subisce le conseguenze del fenomeno dell'emigrazione.
Nel 1917 la ritirata di Caporetto porta alla città gravi danni, tra cui la distruzione dell'archivio comunale e lo scempio di varie opere artistiche e architettoniche. A partire dal 1943, è teatro come tutta la zona di asprissimi scontri tra fascisti e partigiani che culmineranno nella strage del Brandolini.
|
|
|
|
|
|
|